Le forme musicali - Il Pianoforte

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Le forme musicali

Storia della Musica

La forma musicale
In genere le composizioni musicali sono costruite seguendo una forma prestabilita.
La forma è la struttura con la quale si organizzano le frasi e i periodi all’interno di un brano musicale.
Esistono molti tipi di forme musicali:
• Alcune sono regolate da schemi molto rigidi e precisi;
• Altre sono più libere e “flessibili” e offrono maggior spazio alla fantasia del compositori.


Le forme monopartite
Costituite da un’unica sezione che si ripete uguale o variata.
Le forme bipartite
Basate sul contrasto tra due parti diverse tra loro.
Le forme tripartite
Presentano una struttura simmetrica che si basa sui criteri del contrasto e della ripetizione.
Le forme polifoniche
Basate sulla sovrapposizione e intreccio di più linee melodiche.
Le forme libere
Il compositore non utilizza più su schemi predefiniti ma segue liberamente la propria ispirazione musicale.
Le forme narrative
La musica si prefigge di raccontare o illustrare qualcosa (un testo, una poesia, un quadro…).


Forma musicale monopartita

La forma monopartita è il tipo più semplice di struttura musicale.
Prevede un unico periodo musicale che si ripete più volte.
Un esempio di questa struttura lo troviamo in un particolare tipo di canzone chiamata “ballata”.

La ballata è un canto narrativo suddiviso in strofe.
Ad ogni strofa si ripete la stessa melodia con parole diverse.
Un esempio è dato da: "La canzone di Marinella” di Fabrizio De’Andrè è formata da un unico periodo musicale che si ripete quasi uguale per tutte le otto strofe del brano.

Tema e variazioni

Essa si basa sul principio della ripetizione variata.
Si parte da un “tema”, cioè da una melodia in genere piuttosto semplice e orecchiabile.
Il tema viene ripetuto più volte modificando ad ogni ripetizione uno o più aspetti musicali:
• Ritmo
• Melodia
• Accompagnamento
• Velocità
• Dinamica
• Timbri sonori
In base al tipo e alla quantità degli elementi modificati il tema risulta irriconoscibile.


La forma musicale bipartita

La forma musicale bipartita presenta una struttura divisibile in due parti di carattere contrastante (A –B).
Le “canzoni” della musica leggera, sono costruite (in genere) con una forma bipartita: la strofa e il ritornello.

Molte danze del 1500/1600 sono strutturate in due parti:
• L’allemanda
• La giga
• La gavotta
• Il rigaudon

La Suite
Consiste in un insieme di brani strumentali la cui forma è bipartita monotematica. A volte può chiamarsi Partita o Ordre.

I tempi fondamentali di una suite sono:
ALLEMANDA: di origine tedesca, tempo a 2 o 4 tempi, velocità moderata; inizia in levare o comunque con una croma.
CORRENTE: di origine francese, tempo a tre (3/4 oppure 3/2), velocità allegro;di solito inizia in levare con una figura di semicroma.
SARABANDA: di origine spagnola o araba, tempo a 3 (3/4), velocità molto lenta;inizia sempre in battere.
GIGA: è il pezzo conclusivo della suite e ha un carattere brillante, in tempi: ¾, 3/8, 6/8 oppure 12/8. Può cominciare in battere oppure in levare.


Le forme musicali tripartite

La forma musicale tripartita è una delle più usate dai compositori.
Essa si basa su due tecniche fondamentali della composizione musicale:
• La ripetizione (far sentire più volte lo stesso tema)
• Il contrasto (affiancare due temi diversi tra loro)
La struttura di questa forma è A – B – A
• A = primo tema
• B = secondo tema
• A = ripetizione del primo tema

Il minuetto              Schema: A B (trio) A

Il minuetto è un’antica danza francese in tempo ternario. Fu introdotta da Giambattista Lully alla corte del re Sole, Luigi XIV, nel XVII secolo.
Ottenne fortuna in tutta Europa, diventando la danza più rappresentativa del 1700, sostituendosi alla Pavana e alla Ronda.
La struttura del minuetto è rigorosamente simmetrica, come imponeva lo stile musicale dell’epoca.
La forma è bitematica (con due temi principali) e tripartita (divisa in tre parti).
La prima e terza parte erano suonate da tutta l’orchestra. La parte centrale è detta “trio” perché in origine era eseguita da tre soli strumenti (un fagotto e due oboi). Il minuetto era presente in quasi tutte le composizioni strumentali del periodo classico. Le prime sonate per pianoforte di Beethoven presentano il minuetto e prima di lui Haydn.
Sul finire del ‘700 il minuetto viene progressivamente abbandonato e sostituito dallo “scherzo”.
Lo scherzo (utilizzato per la prima volta da Beethoven) ha la stessa struttura formale del minuetto, ma un ritmo decisamente più vivace.



Il rondò          Schema: a b a c a d a


Forma classica nata nella seconda metà del Settecento, deriva dal “rondeau”, un genere di canto utilizzato in Francia nel XIII secolo per accompagnare un tipi di ballo in tondo denominato 'ronde‘.
Il rondò si basa su un tema principale detto “refrain” (ritornello) che viene ripetuto più volte.
Al refrain vengono alternati altri temi, sempre nuovi, detti “couplets” (episodi).
In genere il ritornello mantiene la tonalità iniziale, mentre gli episodi possono essere in tonalità diverse.

La forma sonata

Struttura bitematica (basata su due temi musicali) e tripartita (suddivisa in tre parti).

I momenti della composizione sono:
• Esposizione (vengono presentati i due temi musicali );
• Sviluppo (i temi sono elaborati, ampliati, approfonditi);
• Ripresa (i due temi sono riproposti e giungono alla conclusione).
La forma sonata è stata la più utilizzata soprattutto nel periodo classico come struttura per il primo movimento di quasi tutte le composizioni strumentali (sonata, duo, trio, quartetto, quintetto, concerto solista,sinfonia).

La forma sonata veniva utilizzata, soprattutto nel periodo classico, come struttura per il primo (e a volte anche l’ultimo) tempo di quasi tutte le composizioni strumentali.

In base al numero degli esecutori le composizioni strumentali assumevano le seguenti denominazioni:
• Sonata (uno o due esecutori)
• Duo, trio, quartetto, quintetto, sestetto, ecc.
• Sinfonia (l’intera orchestra)
• Concerto (dialogo tra uno o più solisti e l’orchestra)

Ogni movimento era costruito seguendo uno schema formale diverso.
Nel periodo classico una tipica composizione strumentale era strutturata nel seguente modo:

• Primo tempo Allegro (in forma sonata)
• Secondo tempo Andante o Adagio (in forma A - B – A)
• Terzo tempo Minuetto (sostituito poi dallo “scherzo”)
• Quarto tempo Allegro (in forma sonata o in forma di rondò)

Il concerto è una composizione musicale che prevede uno o più strumenti solisti accompagnati dall'orchestra, in gran voga nel periodo classico e fino ai nostri giorni.
Il concerto, come la maggior parte delle forme musicali, nasce in Italia, come derivazione diretta di alcune forme musicali. In origine, le prime forme strumentali erano definite Canzoni da Sonare, ed erano composizioni in stile polifonico destinate all'organo e provenienti dalle antiche forme vocali. Come dalla Suite si passò alla Sonata da Camera, così dalle Canzoni da Sonare nacque la Sonata da chiesa.
La Sonata da chiesa nasce verso la fine del Cinquecento, nell'ambito delle "cappelle strumentali" ecclesiastiche che si andavano sviluppando accanto a quelle prettamente vocali. Questa esigenza nacque con l'idea di dare maggiore solennità alle pratiche del culto, contribuendo allo sviluppo della musica strumentale: in occasione di funzioni particolari, il normale organico degli esecutori veniva aumentato, offrendo ai compositori dell'epoca la possibilità di avvalersi di complessi numerosi. In origine era realizzata (come la Sonata da camera) per due violini e basso, ed era polifonica, e si caratterizzava per il numero e la definizione dei tempi: generalmente era costituita da tre movimenti, un Allegro, spesso preceduto da un Grave iniziale, un Adagio e un Vivace per finale. Nel momento in cui la Sonata da Chiesa si ampliò, con l'uso di strumenti raddoppiati (soprattutto strumenti a fiato) nei tempi vivaci, fu chiamata Sinfonia o indifferentemente Sonata. A questi due termini bisogna aggiungerne un terzo, Concerto grosso, che in realtà non era altro che un modo di eseguire la Sonata da chiesa dividendo la parte strumentale tra due gruppi di suonatori: il Concertino e il Concerto Grosso.

Concertino e Concerto grosso

Con il termine Concerto grosso si intende una forma musicale del periodo barocco italiano, basata sull'alternanza tra movimenti lenti e veloci, ma caratteristica per il suo organico strumentale, suddiviso in due sezioni, di diversa consistenza: il Concertino e il Concerto grosso o Tutti. La prima è composta di norma, come nella sonata a tre, da due violini e un violoncello come basso; la seconda da vari strumenti ad arco in uso all'epoca (violini, viole, violoncelli, talora una viola di basso o un contrabbasso), e dallo strumento a tastiera che realizza il basso continuo. L'andamento del concerto grosso è basato sulle due sezioni strumentali, che alternano frasi ed episodi musicali come in un dialogo: il Concertino proporre un tema che i Tutti variano o sviluppano, creando il tipico effetto di alternanza dinamica tra piano e forte.
Nel concerto grosso, i due violini del Concertino si trovavano in condizione di pari dignità, limitandosi a duettare tra loro; ma col tempo il primo violino prende il sopravvento, anche grazie al rafforzamento tecnico dello strumento, trasformandosi in una vera e propria parte solistica, contrapposta al Tutti, e dando vita al Concerto a solo. Quest'ultimo rappresenta l'embrione del concerto vero e proprio, quello, cioè, basato sul dialogo tra uno strumento solista e un complesso strumentale, generalmente l'orchestra. Tra i primi concerti grossi ricordiamo le sonate di viole di Alessandro Stradella, le sonate che formano la raccolta Armonico Tributo di Georg Muffat (1682), a loro volta ispirati dai concerti grossi di Arcangelo Corelli (che però verranno pubblicati solo nel 1712), di Tomaso Albinoni, che sembra abbia ispirato Bach per il suo Concerto brandeburghese n. 3.

Il Concerto Barocco

La forma musicale del concerto grosso è stata portata alla sua massima espressione da compositori come Arcangelo Corelli, Giuseppe Torelli, Tomaso Albinoni e Georg Friedrich Händel. Anche Alessandro Stradella aveva adottato poco tempo prima il sistema del "grosso" e del "concertino", sia in alcuni dei suoi numerosi concerti, sia, soprattutto, in alcune pagine dell'Oratorio San Giovanni Battista, in cui l'accompagnamento di intere arie è appunto sostenuto dalle combinazioni contrappuntistiche create dalla contrapposizione tra le due parti strumentali. In particolare, il Concerto grosso si affermò soprattutto a Venezia con Antonio Vivaldi acquistò. La produzione di Vivaldi, fu presa a modello per molto tempo in Italia e fuori: lo stesso Johann Sebastian Bach, lo studiò in maniera approfondita, riprendendone la struttura nel suo Concerto nello stile italiano, col quale probabilmente voleva rendere omaggio al compositore italiano. Con Giambattista Viotti, infine, il "concerto" inteso nella forma antica e quindi come derivazione diretta della Sonata da Chiesa, raggiunge il massimo sviluppo.

La Sinfonia


I movimenti della sinfonia classica sono generalmente quattro:
. "Allegro", strutturato nella forma-sonata, spesso preceduto da una breve introduzione in tempo lento.
. Un movimento lento, la cui struttura puo variare: Romanza, tema e variazioni, rondò...
. "Minuetto", in genere il movimento piu breve della sinfonia. A partire da Beethoven esso viene sempre piu spesso sostituito da uno scherzo.
. Un movimento rapido, in forma-sonata o di rondò.
Il primo e l'ultimo movimento sono quasi sempre nella stessa tonalità, mentre per i movimenti centrali cambia: si passa alla dominante, alla sottodominante oppure alla relativa maggiore o minore.
Le eccezioni a questo schema diventano sempre piu frequenti a partire da Beethoven, ma comunque è un riferimento importante fino alla metà del XX secolo, come ci dimostrano Mahler, Prokofiev e Shostakovic.

La strumentazione si accresce e diventa più variegata nei timbri:
L'orchestra classica, formata da archi, legni, corni, e timpani, viene arricchita, a partire dalle ultime opere di Haydn, con le trombe e sucessivamente dai clarinetti. Con l'opera lirica si inseriscono altri strumenti: il corno inglese, il controfagotto, gli ottoni più gravi e l'arpa. Beethoven ci ha lasciato il primo esempio di sinfonia corale (la Nona Sinfonia), che sarà seguito più volte nel corso della storia della musica.
Oltre alla varietà timbrica, anche il numero di elementi dell'orchestra sinfonica, in particolare nella sezione degli archi, si accresce rapidamente in epoca romantica, passando dalle poche decine delle sinfonie di Mozart e Haydn ai circa cento elementi dell'ultimo Beethoven, per giungere alle colossali orchestre previste dalle sinfonie tardoromantiche.

Anche il Concerto si evolve di pari passo alla Sinfonia. Lostrumento solista del concerto è il violino: sono pochi i casi in cui il clavicembalo appare come strumento di primo piano, nonostante all'epoca fosse molto amato.
Il clavicembalo fu impiegato per la prima volta, in qualità di solista, nei Concerti di Johann Sebastian Bach, il quale, soprattutto con il Concerto in re minore BWV1063 concepito per tre clavicembali, affidando ai solisti un ruolo preminente.


Le forme polifoniche


Un brano musicale è “polifonico” quando sono presenti due o più melodie (chiamate “voci”) che si sovrappongono e si intrecciano senza alcun accompagnamento.

La sovrapposizione delle melodie non può naturalmente avvenire in modo casuale ma segue delle regole compositive molto complesse.
Uno dei principi fondamentali che stanno alla base della polifonia è il principio dell’imitazione che si presenta in tre modi:
• Per moto retto
Una voce propone un tema e gli altri strumenti “entrano” successivamente a intervalli prestabiliti “imitando” lo stesso tema.
• Per moto contrario ( o a specchio)
Una seconda voce esegue una linea melodica capovolgendo gli intervalli della prima voce.
• Per moto retrogrado
La seconda voce esegue la melodia partendo dall’ultima nota e procedendo all’indietro.

Le principali forme polifoniche sono:
Il canone
: una forma polifonica basata sul principio dell’imitazione. Può essere realizzato da due o più parti vocali o strumentali che a turno propongono la stessa melodia.
Il canone può essere di due specie:
Canone infinito (o perpetuo)

L’imitazione ricomincia sempre da capo (per un numero di volte a piacere) e termina con le voci che si arrestano l’una dopo l’altra in ordine inverso rispetto all’inizio.
Canone finito
L’imitazione si arresta con una o più battute conclusive.


L’invenzione
Forma strumentale polifonica che si basa sul principio dell’imitazione. A differenza del canone, le voci non si limitano a ripetere il tema ma lo possono variare e sviluppare in vari modi. La forma dell’invenzione è stata sviluppata e utilizzata da Johann Sebastian Bach (1685 – 1750) nelle due serie di 15 invenzioni, a due e tre voci per clavicembalo.
In questi brani la polifonia non si sviluppa tra strumenti diversi ma attraverso la possibilità del clavicembalo di eseguire più suoni contemporaneamente.

La fuga

Forma polifonica più rigorosa e impegnativa.
Può avere un numero variabile di voci, generalmente da due a quattro.
Le parti che la costituiscono sono:
• Il soggetto (o tema) esposto all’entrata di ogni voce.
• Il controsoggetto, un nuovo tema che segue immediatamente il soggetto: in una fuga possono esserci più
controsoggetti.
• La risposta, l’imitazione del soggetto eseguita da una seconda voce nella tonalità di dominante.
• I divertimenti (o episodi), basati su frammenti del soggetto o del controsoggetto: sviluppati liberamente.

• Lo stretto, episodio nel quale i temi vengono eseguiti in modo ravvicinato (più stretti) creando
l’impressione di un inseguimento.



Le forme libere

Nel romanticismo (XIX secolo) i compositori abbandonano progressivamente le strutture formali che avevano caratterizzato la musica del periodo classico. Nascono nuove forme musicali “libere” cioè completamente svincolate da schemi prestabiliti.
Il compositore romantico desidera esprimere in musica la sua realtà umana, fatta di sentimenti, speranze e ideali.
Per questo motivo egli lascia che la forma si sviluppi liberamente, senza preoccuparsi di stabilire a priori il tipo di
struttura da utilizzare.
Le principali composizioni basate su forme libere sono:
• L’improvviso
• La fantasia
• Il notturno
• Il foglio d’album
• La rapsodia

Le forme narrative

La musica è un linguaggio che descrive, narra, suscita emozioni e sentimenti; si chiam musica narrativa. individuiamo tre tipi:
La musica descrittiva

il compositore cerca di descrivere con i suoni delle immagini reali (il canto degli uccelli, il sibilo del vento, lo scoscio della pioggia, il boato del tuono, ecc.).

La musica a programma
il compositore segue una trama prefissata (un “programma”) come una storia, il racconto di un viaggio, il commento di un brano poetico, la rappresentazione di un dipinto, ecc.
La musica pura o “assoluta” in netto contrasto con gli altri generi, non racconta niente altro che se stessa. Deve essere ascolta e goduta seguendo il suo svolgimento come un puro gioco sonoro.

Quando un artista si serve della musica per raccontare o descrivere qualcosa in genere non si preoccupa della forma che assumerà la sua composizione. La musica si svolge liberamente per potersi adattare agli “episodi” o alle immagini che deve raccontare o descrivere.
Queste forme “narrative” presentano quasi sempre uno svolgimento privo di interruzioni, in un solo movimento.
Come le altre forme musicali “libere” anche le forme narrative nascono nel periodo del romanticismo e si sviluppano per tutto il XIX e il XX secolo.
La più celebre forma musicale narrativa è il poema sinfonico
, un genere di musica orchestrale ispirato ad argomenti letterari, poetici, storici, pittorici e anche autobiografici.
L’inventore del poema sinfonico è stato il compositore ungherese Franz Listz.
Altre forme narrative sono:
Il quadro sinfonico

brano musicale di genere descrittivo e pittorico.
Lo schizzo sinfonico
più breve e conciso nello svolgimento dei temi.

La fiaba sinfonica
composizione a contenuto favolistico con voce recitante.
Lo scherzo sinfonico
ispirato a storie o personaggi divertenti.



 
 
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